Città -> Terra di Bari -> Gravina

Gravina


La Murgia pugliese

Affascinante città storica, è situata nella fossa premurgica al confine con la Basilica; deve il suo nome al profondo burrone sul quale è arroccata, geologicamente denominato grave, le cui caverne furono nell’antichità adibite ad abitazione e nel Medioevo destinate al culto.



Ambiente e paesaggio

Gravina è situata nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, un’area naturale protetta istituita nel 2004, che si estende tra le province di Bari e di Barletta-Andria-Trani, raggruppando tredici comuni della zona. Parte della città di Gravina, infatti, si sviluppa sulle sponde di un profondo crepaccio, scavato nella roccia calcarea da un fiumiciattolo, il torrente Gravina, affluente del Bradano, da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia; il territorio è  caratterizzato dalla presenza di numerose cavità carsiche, come il profondo Pulicchio di Gravina, la cui cavità ha un diametro di 400 metri e una profondità di 100. Sia il fondo che le pareti sono caratterizzate da un rimboschimento di pino d’Aleppo a cui si affiancano timo, terebinto e ferola. La fauna è costituita dal gufo comune, che vi nidifica, dal gheppio, dal corvo imperiale e dalla cornacchia. Quando il fondo si riempie d’acqua nei mesi piovosi l’area si popola anche di diverse specie di uccelli acquatici.



La storia

La storia di Gravina ha origini molto antiche: i primi insediamenti umani risalgono al periodo del Neolitico Medio, V millennio a. C.. A partire dall’età del Ferro nasce un esteso agglomerato sulla collina di Botromagno, situata in prossimità dell’attuale centro abitato. Tra l’VIII e il IV secolo a C. Gravina conosce un periodo di splendore economico e culturale, grazie anche alle frequenti relazioni col mondo greco. Durante il periodo ellenico la città si chiamava Sidion, fu dotata di poderose mura e coniò una moneta propria.
 
Nel 305 a.C. fu conquistata dai romani, divenendo un importante centro agricolo e commerciale lungo la via Appia, denominato Silvium. Ne 456 fu distrutta dai Vandali di Genserico e gli abitanti si rifugiarono nelle grotte del torrente di Gravina, costituendo così la famosa civiltà rupestre. Dopo numerosi attacchi da parte dei Vandali, nel 1069 divenne feudo dei Normanni. Sotto il loro dominio, per ridare dignità all’antichissima sede vescovile, fu costruita la grandiosa Cattedrale. Nel 1133 Gravina passò sotto Ruggiero II che la dette in feudo a Bonifacio d’Aleramo. Federico II la considerò un’ottima stazione venatoria, esprimendo la volontà di progettare e costruire un castello per uccellagione. Con gli Svevi la città viene elevata alla dignità di sede della Curia Generale di Puglia e Basilicata. Nel 1267 passò sotto gli Angioini con Carlo d’Angiò che nel 1294 ripristinò l’antica fiera di San Giorgio, ancor’oggi importante per la commercializzazione di prodotti agricoli ed artigianali.
 
In seguito vi furono altri importanti feudatari, quali il duca di Durazzo, il re d’Ungheria per quattro anni e nel 1423 divenne feudo degli Orsini che ne conservano il possesso fino al 1810, quando le leggi napoleoniche soppressero il dominio feudale. In questo lungo arco temporale durante il quale si contendevano il potere le prepotenze feudali, l'alto clero, l’oligarchia locale,  la città diede i natali a Pietro Francesco Orsini, futuro papa Benedetto XIII. Nell’agosto del 1860 fu innalzato proprio a Gravina il primo tricolore italiano in Puglia.


Gravina da visitare

La città vecchia è di notevole interesse storico perché offre un singolare esempio di come nel Medioevo si impiantassero e realizzassero gli aggregati urbani. 
Molto affascinanti sono i famosi Rioni, nei quali sono visibili le testimonianze dell’antica civiltà rupestre. Il Rione Piaggio, ad ovest della città, è il luogo in cui si trasferirono gli abitanti dell’antica Silvium al tempo delle invasioni vandaliche. Si rifugiarono nelle grotte, modificandone l’aspetto con la costruzione di facciate in tufo e sfruttando ogni possibilità di spazio per creare ambienti più comodi. Nella parte più bassa del rione sorge la chiesetta di Santa Lucia, con la sagrestia scavata bel tufo. Sebbene oggi il Rione Piaggio sia disabitato, alla fine del XVIII secolo la popolazione era concentrata qui. 
 
A sud - ovest della città, opposto al Rione Piaggio, sorge il Rione Fondonico. Il suo nome risalirebbe al latino “vicus”, che indica un insediamento limitato nello spazio e nel numero di abitanti, mentre “fondo” indicherebbe l’ubicazione bassa della gravina. 
 
Tra il XIII e XIV secolo, durante l’epoca angioina, sorse il Rione Borgo Vecchio, popolato da famiglie nobili che soggiornavano in case confortevoli e di grande bellezza, lontane dalle case – grotta dei due precedenti rioni. Caratteristico è il laghetto antistante la chiesa dell’Annunziata e il reticolo di stradine e case addossate e collegate con particolari ponti d’unione. 
 
Il quarto Rione si costituì dinanzi alla Cattedrale e intorno ad un ricovero per orfani; la denominazione deriva dal fatto che sorge intorno alla Cattedrale vescovile. La splendida Chiesa madre, voluta nel 1092 dai Normanni per dotare l’antica diocesi di una magnifica basilica, fu costruita a strapiombo sulla gravina e dedicata a San Giovanni Battista. Alla fine del XV secolo fu gravemente danneggiata da un aeromoto e ricostruita grazie agli Orsini, signori di Gravina, i quali chiamarono un architetto che riuscì a far convivere armonicamente lo stile medievale con quello rinascimentale. Tra le tante chiese di Gravina particolarmente degna di nota è la Chiesa del Purgatorio, edificata come cappella mortuaria di famiglia, per volere di duca Ferdinando III Orsini e della consorte Francipane della Tolfa tra il 1649 e il 1654.
 
Da visitare anche la chiesa della Madonna delle Grazie, fatta erigere nel 1602 dal monsignore Giustiniani per destinarla a residenza estiva del vescovo e dei seminaristi. Nella cappella dell’annesso monastero delle Teresiane è conservato il corpo della martire S. Ceriaca la cui maschera in cera è opera di Antonio Canova.
 
Gli Agostiniani nel XVII secolo fecero costruire la chiesa di Sant’Agostino. La facciata a due piani è tripartita da lesene. L’interno è a tre navate con una volta impreziosita da una serie di costoloni e cordigli. Preziose le tele raffiguranti il Battesimo di San Giovanni Battista, risalente al primo Seicento, e San Tommaso da Villanova opera di un ignoto maestro napoletano del XVII secolo. 
 
Molto interessanti risultano anche le chiese di San Domenico e San Francesco. La prima, eretta nella seconda metà del XVII secolo, è stata fortemente rimaneggiata. Dell’antica chiesa restano i due altari in marmi policromi, dedicati rispettivamente alla Madonna del Rosario e a San Domenico di Soriano. Notevole è la tela di san Filippo Neri, opera di un ignoto maestro napoletano del XVII secolo. La seconda chiesa fu fondata dai Francescani sulle rovine di un’antica chiesa benedettina. La facciata è di evidente stile rinascimentale, con due oculi ed un rosone a sedici razze. Al suo interno conserva una pregevole Adorazione dei Magi della seconda metà del XVI secolo, opera di Sebastiano Pisano, un crocifisso ligneo del XVI secolo e un’Immacolata Concezione di scuola napoletana del XVII secolo.
 
La Chiesa di San Giorgio, invece, risalente al XII secolo, apparteneva al Sovrano ordine dei Cavalieri di Malta. L’interno, a navata unica, conserva nella zona absidale un affresco di una Madonna col Bambino. Sull’area antistante si svolgeva nei tempi antichi la Fiera di San Giorgio.
Importante è la Chiesa di San Giovanni Battista, edificata su una chiesetta rupestre intorno al X secolo e cattedrale per un breve periodo. La facciata è semplice e tripartita da lesene che suggeriscono la divisione interna in tre navate con arcate che poggiano su pilastri.
 
Degna di nota è anche la chiesa di san Sebastiano con annesso il convento, eretta tra il 1450 e il 1474, su un’antica badia benedettina dei Padri osservanti. L’interno della chiesa è a tre navate con sedici pilastri ottagonali e raccoglie un interessante altare in legno finemente intagliato da Fra’ Giuseppe da Soleto, due tele raffiguranti la Madonna del Carmine e La Pietà, opere di Fra’ Giacomo di San Vito dei Normanni; sotto l’altare si osserva un Cristo deposto in pietra policromata attribuibile a Stefano da Putignano.Il convento è ritenuto uno dei più bei conventi della provincia francescana. Ha un chiostro quadrato circondato da cinque arcate per lato che poggiano su capitelli finemente lavorati a motivi zoomorfi e fitomorfi. Gli affreschi nelle lunette sono attribuibili a Fra’ Giuseppe da Gravina, attivo nella seconda metà del XVI secolo.
 
Un vero gioiello è la chiesa di Santa Sofia, costruita nel XVI secolo. All’interno conserva il mausoleo di Angela Castriota Skanderbeg, discendente dell’omonimo eroe albanese, voluto dal duca Ferdinando Orsini d’Aragona per onorare la bellissima moglie prematuramente deceduta. Forse è opera dello scultore napoletano del Cinquecento Giovanni Jacopo. L’interno, a navata unica con tre archi per lato, ha un soffitto ligneo, a cassettoni con rosette, impreziosito da una Sacra Famiglia di scuola romana del XVI secolo. Annesso alla chiesa vi è l’omonimo convento costruito tra il XVI e il XVII secolo.
 
Tra i monumenti che fanno parte dell’architettura civile, imperdibile è il Castello Svevo, voluto dal Federico II e commissionato all’architetto Fuccio. Sotto il piano di calpestio vi è un enorme vano privo di ingresso con volte a botte e graffiti sulle pareti, di ignota origine.
Eleganti sono il Palazzo del Principe e il Palazzo Orsini. Il primo fu la residenza dei principi Orsini dal XVII secolo. All’esterno presenta un magnifico prospetto con bugnato, un portale barocco e un cornicione con gronde a protomi d’orso. All’interno particolare è la stanza ancora affrescata in cui nacque papa Benedetto XIII. Il secondo palazzo, ubicato in via Cassese angolo via Vittorio Veneto, oggi appartiene alla famiglia Capone Spalluti. In origine era il palazzo ducale degli Orsini e fu ceduto dalla duchessa Costanza Gesualdo, moglie di Ferdinando II, al vescovo Manzolino nel 1583. La costruzione originaria risale al XV secolo, anche se presenta varie sovrapposizioni stilistiche.
Un monumento unico al mondo è rappresentato dal ponte acquedotto, costruito intorno al 1734 su indicazione del duca Domenico Amedeo Orsini, per dotare la città di un acquedotto, utilizzando le acque della sorgente di Sant’Angelo di Frassineto. È costruito interamente in tufo ed oltre la funzione di acquedotto, tutt’ora in uso, il ponte è il miglior mezzo disponibile per raggiungere la zona archeologica di Botromagno e per godere di una bella panoramica sul torrente di Gravina.




Escursioni

Le antiche origini della città di Gravina sono da ricercare nel Parco Archeologico di Botromagno. Dalla campagna di scavi effettuata sono stati rinvenuti numerosi reperti che testimoniano l’evoluzione del nucleo abitativo della città, dall’età neolitica al periodo romano, durante i quali il colle fu centro di un esteso abitato. 
 
Sulle sponde del torrente Gravina, inoltre, si aprono gli accessi ad una serie di grotte interamente scavate nel tufo e, per tutto il Medioevo, sede di abitazioni e luoghi di culto. Famosa è la chiesa di San Michele delle Grotte. Fino all’arrivo dei Benedettini rivestì il ruolo di cattedrale di Gravina; è interamente scavata nel tufo. Presenta una pianta quadrata e all’interno la volta monolitica è retta da 14 pilastri che suddividono lo spazio in cinque navate. Tre dei cinque absidi sono dedicati agli Arcangeli. Accanto alla chiesa vi è un’altra grotta comunicante, contenente resti umani che secondo la tradizione sarebbero i resti dei gravinesi uccisi nell’incursione saracena del 999.
Tipico esempio di chiesa rupestre di rito greco è la chiesa di Santa Maria degli Angeli. L’interno, suddiviso in tre navate da sei pilastri, si conclude con un’iconostasi e l’abside centrale conserva un affresco raffigurante il Pantocratore. Vi sono anche tombe, di cui tre di tipo antropomorfo.
 
Importante meta di pellegrinaggio nel corso dei secoli fu la grotta della Madonna della Stella. Secondo alcune testimonianze popolari in origine il luogo era sede di antichi riti pagani, come testimoniano anche alcuni ritrovamenti nelle grotte attigue. La chiesa è scavata interamente nel tufo e prende il nome da un’immagine antica miracolosa, oggi scomparsa, raffigurante la Madonna con una stella d’argento sul manto azzurro, molto venerato durante il medioevo. La chiesa è stata rimaneggiata nel XVIII secolo, conservando un magnifico altare tardo barocco.
Ultima chiesa da visitare è quella intitolata a San Vito Vecchio. È a pianta rettangolare, a navata unica terminante con un abside nel quale è affrescato un Cristo Pantocratore alla greca. Sui lati sono visibili figure di santi e vescovi e le Marie al Sepolcro. Tali affreschi, di alto valore artistico, sono databili tra la fine del XIII e l’inizio del XVI secolo ed ascrivibili allo stile di quei maestri della scuola pittorica che operò in Asia Minore e che, con la caduta di Acri, si affermò in Italia Meridionale.




Musei

Per gli appassionati d’arte e storia da non perdere sono la Fondazione Ettore Pomarici Santomasi e il Museo Capitolare. La Fondazione ha sede in un palazzo del Seicento e raccoglie le più significative tracce della cultura locale. Al piano terra vi sono gli affreschi staccati dalla Chiesa di San Vito Vecchio di fine XIII secolo, resti fossili di animale marino datato 1700000 a. C., elementi architettonici provenienti dalla collina di Botromagno. Il primo piano è sede di una biblioteca che consta di 37mila volumi e dell’archivio storico, ricco di preziosi manoscritti, notevoli pergamene ed altri documenti. Al secondo piano vi è la sezione archeologica con i reperti provenienti dalle zone archeologiche di Gravina e databili tra il Neolitico e l’Età Romana, la sezione numismatica, la sezione dei gravinesi illustri con ricchi cimeli appartenuti ad essi, la sezione delle armi e delle  divise databili tra il 1832 e il 1860 e la ricca Pinacoteca con interessanti tele di maestri napoletani.
Il Museo Capitolare, invece, presenta una ricca sezione di preziosi arredi sacri e una pinacoteca con numerose tavolo e dipinti di scuola napoletana.





Ricorrenze a Gravina

 
San Michele delle Grotte (8 Maggio): si svolge presso il rione Fondovico è molto suggestiva e folkloristica. In occasione di tale festività la via denominata calata San Michele viene decorata con addobbi caratteristici chiamati "ballune", coperte o copriletti che vengono appese dai balconi. In serata suoni, balli e specialità gastronomiche.
 
Santissimo Crocifisso (Ultima domenica di maggio – prima di giugno): è la seconda festa per importanza nata dalla devozione degli agricoltori per il SS. Crocifisso, a cui si rivolgevano perché  favorisse il un buon raccolto di grano e preparasse un verde pascolo per gli animali. Tutt’oggi, dopo le consuete celebrazioni religiose, avviene la benedizione dei campi.
 
San Michele Arcangelo e San Filippo Neri (28 – 29 – 30 settembre): è la festa patronale in onore di San Michele e San Filippo, rispettivamente patrono e copatrono di Gravina. Non si conosce l’origine del culto di san Michele, forse introdotto in seguito al diffondersi della devozione in Italia tra VIII e il X secolo oppure dai bizantini nell’area del Gargano. Secondo la tradizione l’arcangelo Michele apparve nel 997 nella battaglia contro i Sareceni, allontanandone il pericolo, nel 1734 al comandante delle truppe austriache e  nel 1799 quando arrivarono nella città le orde dei Sanfedisti agli ordini del cardinale. Ruffo. Quest'ultimo episodio è testimoniato dall'edicola dedicata al Santo presso la porta omonima che un tempo era denominata porta reale, teatro dell'accaduto.
L’origine della devozione a San Filippo Neri, invece, deriva da un evento miracoloso accaduto al cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro Benedetto XIII, negli anni in cui egli era arcivescovo di Benevento. Il 5 giugno 1688 un violento terremoto colpì la città, distruggendo la casa nella quale si trovavano l’arcivescovo insieme ad un gentiluomo di quella Diocesi. Il gentiluomo fu estratto cadavere, mentre lui, con stupita meraviglia, ne uscì illeso con un’immagine del santo, caduta da un armadio, sul capo. All'episodio, già noto in ambito locale, venne data nuova risonanza dopo la sua elezione al pontificato e la città di Gravina lo volle protettore unitamente a San Michele Arcangelo. Il papa Benedetto XIII offrì in dono alla cattedrale il piccolo busto in argento con una reliquia di San Filippo.
La festa patronale, celebrata dal 1674, dura tre giorni. Il giorno principale, il 29 settembre, a mezzogiorno si svolge il solenne pontificale presieduto dal vescovo. La sera si snoda la processione con la partecipazione del clero, del Seminario, delle Confraternite, delle associazioni e delle autorità civili. Nella piazza antistante la Cattedrale, il vescovo consegna le chiavi della città al Santo Patrono. Tutta la tradizione religiosa è allietata da luminarie, fuochi pirotecnici, concerti bandistici e di noti artisti nazionali. 
 
Fiera di San Giorgio: Una delle più antiche fiere d’Italia che si svolge a cavallo della festività di San Giorgio. Fu ripristinata l’11 gennaio 1294 da Carlo II d’Angiò e rappresenta un importante punto di riferimento per gli agricoltori, commercianti e industriali operanti nel settore agricolo e dell’artigianato. Vi partecipano, infatti, espositori provenienti da Puglia, Basilicata; Campania , Molise e Abruzzo. Si svolge in un’area attrezzata e chiusa alla periferia della città.
 
Corte storico di MOnfort (Aprile): Anticipa la manifestazione di inaugurazione della Fiera di San Giorgio. In questa occasione viene rievocato il ripristino della Fiera, avvenuto nel 1294, in seguito all’iniziativa del Conte Giovanni di Montfort, Signore di Gravina, il quale promosse al Re di Napoli, Carlo D’Angiò, la richiesta di concedere a Gravina il privilegio di fiera, che fu sancito con un Editto Regio. Centinaia di figuranti sfilano per le vie della città indossando costumi medievali, seguendo il re e la regina che cavalcavo un cavallo bianco, i coniugi Monfort, il maestro di fiera e le varie autorità dell’epoca, dopo aver fatto visita al sindaco, a cui leggono l’editto di ripristino della fiera . Il corteo conclude la propria sfilata presso l’area fieristica. In questa occasione le principali strade della città sono addobbate con stendardi medievali.
 
Festival delle Bande da Circo (aprile): organizzato nell’ambito delle manifestazioni culturali che arricchiscono il programma della Fiera di San Giorgio. Si esibiscono i più importanti complessi bandistici del circondario.
 
Stagione Concertistica Federiciana (da gennaio a luglio): è un evento organizzato dall’associazione culturale “L’Arpeggione” e vede impegnati i più prestigiosi artisti italiani di musica classica, lirica e sinfonica.
 
Estate Gravinese (agosto – settembre): la civica amministrazione, in collaborazione con associazioni locali, organizza manifestazioni culturali, concerti di musica, rappresentazioni teatrali in vernacolo e rassegne cinematografiche.



Stemma Gravina

Coordinate: 40°49'14"52 N 16°25'24"96 E

Altitudine: 338.00 m s.l.m.

Abitanti: 44383

Superficie: 381.000 kmq

Densità: 167.00 ab/kmq

CAP: 70024

Prefisso Tel.: 080

Giorno Festivo:
San Michele Arcangelo, San Filippo Neri (copatrono), il il 29 settembre

Distanze

da BARI 57,2 km
da ALTAMURA 14,6 km
da MATERA 25,6 km
da GRUMO 37,9 km
da CORATO 34,8 km
da FOGGIA 118,9 km
da BRINDISI 169,6 km
da TARANTO 100,5 km


Trasporti

In auto: 
Autostrada A14 Bologna-Taranto (barriera di Trani-Corato)
S.S. 96 Barese da Bari e Potenza
S.S. 97 delle Murge per Canosa e Foggia
S.P. 53 da Matera
In aereo: 
Aeroporti di Bari e Brindisi (voli nazionali ed internazionali).
In treno: 
Ferrovie dello Stato: Gioia del Colle – Rocchetta Sant’Antonio
Ferrovie Appulo: Lucane Bari – Matera - Potenza